sabato 18 febbraio 2012

Il manifesto orgoglio della sinistra

venerdì 17 febbraio 2012

Ieri Nichi Vendola è andato a trovare la redazione de il Manifesto. Oggi il quotidiano pubblica la conversazione dell’incontro che qui vi riportiamo.

E’ venuto a trovarci in redazione Nichi Vendola: “Sono venuto perché interpretate la missione della sinistra come costruzione di un punto di vista autonomo”. Chiacchierata tra primarie e Monti: “Non siamo affatto nel post-berlusconismo”.

Qualche giorno fa Nichi Vendola aveva chiesto se poteva passare a trovarci al giornale. Se non era, chissà perché, un disturbo. Come tante e tanti, vuole sapere se ci siamo, come va l’ultima campagna per la salvaguardia del manifesto, che cosa succederà adesso. E’ passato ieri, subito prima della nostra riunione di redazione. Con lui, come con tutti, abbiamo avuto in questi anni sintonie e distanze. Litigate furibonde e gioie spericolate. Come le quattro elezioni in Puglia, primarie e «secondarie», raccontate – tra gli altri – da Cosimo Rossi per la manifestolibri. Ne è venuto fuori un forum informale con giornalisti e poligrafici, una specie di intervista in piedi nello stanzone dei capiredattore.

Allora Nichi, perché sei qua?
Perché il manifesto non è mai stato un giornale di partito. E’ stato l’orgoglio della sinistra. Perché interpreta la missione della sinistra come la costruzione di un punto di vista autonomo, di uno sguardo libero sul mondo. E’ un luogo capace di spiazzamenti continui e permanenti. Siete una spina nel fianco che impedisce la pigrizia. Siete indigesti, rognosi, fastidiosi. Ma questo è terribilmente necessario. Sono qua perché dobbiamo chiederci che cosa diventa questo paese se si spengono alcune luci che nei periodi più bui hanno consentito a tante e tanti di orientarsi. L’idea che si spenga la luce «manifesto» e contemporaneamente si spenga la luce «Fiom» dovrebbe destare molta preoccupazione in tutti.

Cos’è che potrebbe spegnerle?

La crisi della politica, più precisamente, è la crisi della sinistra, l’indistinzione di uno sguardo che non distingue più tra gli schieramenti politici. Ma una sinistra che non distingue più è cieca. Una sinistra che non guarda dentro i luoghi del lavoro è cieca. E non può più elaborare un punto di vista autonomo. Tante volte abbiamo ricordato Di Vittorio che invitava i braccianti di Puglia a non togliersi la coppola davanti al padrone. Oggi non dovremmo toglierci la coppola di fronte al pensiero unico, che domina la politica e l’immaginario. Un mercato in cui le scelte politiche vengono mascherate come tecniche. In cui ammazzare ciò che resta della civiltà del lavoro è presentato come un programma “tecnico”.
Accanto a voi c’è la vicenda della Fiom. In cui l’autoritarismo della Fiat è percepito come compatibile con la sinistra. Marchionne al massimo viene criticato come un fenomeno di costume. Invece la sua è una gigantesca costruzione ideologica che serve a smontare lo statuto dei lavoratori. Si vuole togliere centralità al lavoratore e trasferirla al lavoro. Inteso, senza dirlo, come pura funzione dell’impresa. Nella lotteria selvaggia di Pomigliano 800 operai perderanno il lavoro solo perché sono iscritti alla Fiom. Vorrei chiedere a quelli che non sono d’accordo con voi o con la Fiom: ma non sentite una mutilazione della qualità complessiva del paese e della sua cultura? Per questo sono qua. Non abbiamo bisogno di luoghi consolatori. Servono luoghi che ricostruiscano. Soprattutto oggi, quando perfino i «pilastri della saggezza» possono diventare il più clamoroso degli sbandamenti teorici e politici. Abbiamo bisogno di voi. Di tante teste che ci aiutino a decifrare la complessità della condizione europea. Ci serve sia la lotta alla base della piramide sociale, dove si misura l’asprezza della lotta di classe, sia al vertice, dove si formano l’immaginario, le culture.

Che cos’è che non ti piace del «manifesto»? Facci una critica.

Non la farò a voi. La faccio a qualcuno che spesso consideriamo un compagno di viaggio. A una certa subcultura della Rete. Per esempio il «grillismo» è una cultura di destra. Il racconto del superamento delle categorie di destra e di sinistra è tipico di un’egemonia di destra.

Che cosa c’è di destra del grillismo?

L’idea che la complessità sia un’invenzione dell’avversario. Che basti esorcizzarla con una bestemmia salvifica, una catarsi rapida fatta di vocalizzi comici. Lì c’è un sospetto nei confronti della politica: che la politica in quanto tale abbia una vocazione manipolatoria, che sia una politica complice soprattutto se si ferma a esaminare la complessità. In questo gigantesco blob che ci circonda quello che manca non sono le informazioni ma un orientamento a decifrarle. Servite voi. Anche quando sbagliate.

Rispetto a Berlusconi e dopo un mese di governo Monti com’è la situazione?

E’ peggiorata. Viviamo in un equivoco: non siamo affatto nel post-berlusconismo. Che la devastazione del mercato da lavoro la faccia uno con la faccia da maiale o uno con la faccia da santo non fa differenza. Che la devastazione dell’istruzione pubblica la faccia una dilettante allo sbaraglio o un serio professionista non cambia nulla. Non è che basta un interlocutore raffinato a cambiare politica. Se l’istruzione viene finanziata premiando la ricchezza, se la valutazione scolastica ha a che fare con i redditi di un territorio è chiaro che in una regione come la mia io sarò penalizzato a prescindere dalla produzione scientifica e culturale.

Questo è un governo assolutamente nordista. Monti fa fatica a capire che il Sud non è una palla al piede per l’Italia, ma il terreno decisivo per l’uscita dalla crisi. Il Sud è il terreno di un nuovo modello di sviluppo. Monti non riesce nemmeno a pronunciare l’aggettivo «sostenibile», che pure consideriamo ambiguo. Per questo con De Magistris e molti sindaci stiamo cercando di fare rete tra varie città. E poi c’è l’Europa, questa Europa che è una schifezza. Soltanto la Grecia ci dice che schifezza è diventato questo continente. Il resto è tutto criptato, tecnicamente sottratto alla conoscenza. In Grecia non ci sono i farmaci negli ospedali, pensionati e dipendenti non sanno più che cosa fare con quello che prendono. L’Europa è morta perché non ha nessuna soggettività politica sulla scena del mondo. E’ stata uccisa, ed è un crimine planetario. Ma che cos’è un’Europa che ambisce ad essere come il New Jersey?

Per volare più basso, com’è che alle primarie del Pd vincono sempre i candidati di Sel?

Si può rispondere in tanti modi. Il popolo di centrosinistra è uno solo. E ambisce a un orientamento di sinistra. Quando può scegliere, sceglie l’acqua pubblica, il no al nucleare, Pisapia, spiazza sistematicamente le nomenklature che per real politik hanno già messo all’incanto le ragioni della vita. A Milano per la prima volta si è visto il post-berlusconismo. Che non è il disgusto per le olgettine – per me il peggio del berlusconismo è Apicella, il mito di Dioniso col mandolino del posteggiatore – Il berlusconismo è stato la più straordinaria privatizzazione della cosa pubblica mai vista. A cominciare dalla cosa pubblica più importante che è la politica.
Ha spinto un intero popolo a vedere la politica come tifo verso chi scende in campo. Il berlusconismo è stato una rivoluzione passiva, non un’epopea di un gruppo di arricchiti maschilisti. E’ solo grazie alle critiche delle donne che siamo passati da un fastidio estetico all’analisi di un simbolico che riguarda tutti i maschi, inclusi quelli di sinistra.
Vi rispondo però per come l’ho vissuto io. Per me è importante la fine delle rendite di posizione. Sia per i «riformisti» che per i «radicali». Le primarie servono a entrare nel merito. Oggi abbiamo sfide inedite e non si può lasciare tutto com’era. Come si coniuga lavoro e reddito, welfare e genere, crescita e ambiente? Spesso i riformisti slittano su posizioni conservatrici. E i radicali si rinchiudono in gusci ideologici. Se non vogliamo abdicare al mercato dobbiamo tutti metterci in discussione.

Fonte: ilmanifesto

venerdì 3 febbraio 2012

Una stecca di Stecchi...

Greve, in consiglio comunale si discute un ordine del giorno di condanna degli episodi di razzismo e violenza avvenuti nello scorso dicembre a Firenze. Si dà lettura del testo ed il consigliere Stecchi esce dall'aula per rientrare solo a votazione conclusa. La discussione è ampia, anche perché molti consiglieri di minoranza sentono la necessità di manifestare i loro distinguo prima di arrivare al voto. Si vota, l'o.d.g. passa all'unanimità e Stecchi rientra in aula. Il sindaco domanda come mai ha abbandonato l'aula, Stecchi risponde sorridendo: "Sono uscito per andare in bagno e poi non sono rientrato perché non sopportavo la discussione". La discussione di chi? Della maggioranza, oppure dei compagni di minoranza con cui firma interpellanze, mozioni ed articoli sui giornali? Ma soprattutto viene da chiedersi - avendo il consigliere Stecchi evitato non solo la discussione ma anche la votazione - non sarà che non sopportava neppure l’o.d.g.?
Per quanto ci riguarda, la bocciatura del consigliere - in materie e in valori fondamentali, come il rispetto delle libertà individuali e la condanna di ogni forma di razzismo e violenza politica - è totale.
Una pochezza che avevamo già visto, quando, nella scorsa primavera, dichiarava in consiglio di non avere avuto il tempo di leggere la mozione sul tema del testamento di fine vita o quando, poche settimane fa, non è stato in grado di capire l’utilità di piccoli passi in avanti, come l’istituzione di un registro comunale che potesse accogliere le libere volontà dei cittadini in una materia così delicata.
A considerare il suo altezzoso snobismo nei confronti di questi temi, un’altra domanda sorge spontanea: dov’è, nei comportamenti “politici” del consigliere Stecchi, il “civismo” che rivendica nella homepage della sua lista?
Ma si sa, ormai il nostro consigliere è attratto, in maniera ossessiva, da un unico argomento monotematico: l’urbanistica, tanto che, spesso, per come pone le questioni, sembra piuttosto il ventriloquo o il portavoce di qualcun altro.
La verità è che questi tempi sono difficili e pericolosi, la crisi non è soltanto crisi economica. La destra e la sinistra, la maggioranza e l’opposizione, sia locale che nazionale, amministrativa o partitica, hanno il dovere di offrire alla società risposte ampie, responsabili e all’altezza della complessità che viviamo, pena la decadenza ulteriore delle istituzioni, con gravi conseguenze per tutti.
Rimane ancora una riflessione da fare, che è al tempo stesso un mistero per noi irrisolto: quale retroterra culturale e quale prospettiva politica uniscono Paolo Stecchi, ormai rappresentante solo di se stesso e certamente “uomo d’ordine”, e Maurizio Marziali, Filippo Pierini e Tiziano Allodoli, rappresentanti, al contrario, di tradizioni di sinistra, libertarie e popolari?
Ai posteri l’ardua sentenza.

PD, SEL, IDV Greve

martedì 6 dicembre 2011

Una manovra da bocciare

Le prime notizie sui contenuti della manovra Monti ci fanno esprimere un giudizio del tutto negativo. Sembrano passati secoli dal discorso d’insediamento in cui il professore indicava nella lotta all’evasione fiscale, nello spending review e nella giustizia l’orizzonte da perseguire con determinazione. La realtà purtroppo è un’altra.
La crisi, scatenata dalla finanza globale e aggravata dall’inerzia prolungata del governo Berlusconi e dagli altri governi europea, non può ancora una volta essere pagata da lavoratori, pensionandi, che si vedono rubati tre anni di vita, e pensionati. Non bastano il credito d’imposta a sostegno della ricerca e i premi a chi rottama impianti inquinanti per dare un segno progressivo alla manovra.
Il taglio ulteriore agli enti locali, Regioni Comuni e Province, determinerà una situazione drammatica per la sanità pubblica, per i servizi alla persona, per le politiche sociali. Il welfare municipale non sarà più in grado di contenere la moltiplicazione dei bisogni sociali e della disperazione.
Il possibile aumento del 2% dell’Iva, su cui già si era intervenuti un mese fa, avrà ulteriori ripercussioni negative sul potere d’acquisto delle famiglie, dei giovani, dei precari, contraendo i consumi, fino ad arrivare anche a quelli di prima necessità.
Da ultimo l’assenza di una patrimoniale getta un’ombra imbarazzante sul governo Monti. Senza giustizia sociale e senza forme di progressività nella tassazione è difficile cogliere discontinuità sostanziali dal governo precedente.
Sinistra Ecologia Libertà continuerà a fare la propria parte contro la crisi e le politiche neoliberiste dimostrando che ci può essere una strada alternativa a quella dell’austerità che ci consegna ad una recessione senza crescita, senza politiche industriali e senza lavoro.
Per questo nei prossimi giorni presenteremo con Vendola un nostro pacchetto denominato “Patrimoniale per la giusta crescita”. Una serie di azioni che dimostrano come e dove scovare risorse colpendo i grandi patrimoni, le rendite e coloro che non hanno mai pagato.
Ma anche alcune idee per salvare non solo il Paese ma la tenuta stessa dell’Unione Europea. Come la creazione di una autorità di rating europea, l’euro-project bond, il ruolo della BCE come prestatore di prima e condizionata istanza.
Azioni fondate sulla centralità della patrimoniale, prima straordinaria poi ordinaria, sugli accordi internazionali contro la fuga dei capitali, sulla trasparenza e la lotta all’evasione, sul colpire i capitali scudati, sulla lotta alla corruzione, su di un fisco più equo, sulla tassazione delle emissioni inquinanti e su come e quanto colpire immobili e beni mobili di lusso.
Azioni da suggerire a chi siede in Parlamento. Perché saranno i parlamentari a votare la manovra. Pensiamo che le forze democratiche che siedono alla Camera e al Senato debbano trovare le idee e la forza per cambiare di segno ad una manovra sbagliata, ingiusta e fondamentalmente recessiva. E per questa via ridare forza alla politica, alla democrazia e persino all’idea stessa di Alternativa.
Massimiliano Smeriglio

venerdì 11 novembre 2011

Le ragioni di una scelta giusta!

L'amministrazione ha scelto di dare in appalto il taglio dell'erba a Quadrifoglio, questo per avere un servizio migliore ad un prezzo minore.

Il costo del servizio viene distribuito sulla TIA e quindi pagato direttamente dai cittadini, questo comporta un aumento della tariffa (circa il 2%), ma anche la suddivisione in moltissime più persone della quota da pagare.

Prima era direttamente il comune a pagare il servizio ma poi la mancanza di quei soldi dal bilancio comunale comportava o la diminuzione di servizi da parte del comune nei confronti dei cittadini o l'aumento di qualche tariffa, perciò erano sempre i cittadini a pagare.

Aumentando le tariffe o diminuendo i servizi, il taglio dell'erba veniva pagato solo da quelle famiglie che ricevevano servizi o aiuti dal comune, come la diminuzione del costo della mensa o dei pulmini delle scuole a seconda del modello ISEE per fare un esempio, andando così a gravare solo su quei cittadini che avevano maggior bisogno di aiuto ed essendo questi meno rispetto a tutti coloro che pagano la TIA, vi gravava con maggior rilevanza.

Prima il servizio veniva appaltato direttamente dal comune, adesso l' appalto viene fatto da Quadrifoglio, anche qui il Comune di Greve poteva fare una gara di appalto solo sul territorio comunale mentre Quadrifoglio fa una gara di appalto su tutta la provincia quindi a prezzi nettamente inferiori a quanto solo il Comune di Greve potesse mirare; facendo di fatto costare meno un servizio che è ovvio deve essere mantenuto.


In conclusione:

  1. adesso tutti pagano il taglio dell'erba, dall'operaio al grande imprenditore, mentre prima solo pochi e certamente solo le categorie “più deboli”,

  2. il servizio costa meno.


Se un amministrazione di sinistra poteva far qualcosa per aiutare i cittadini e fornirgli un servizio migliore, in questo caso lo ha fatto!



Giulio Pecorini

Capogruppo SeL Greve in Chianti