lunedì 25 aprile 2011
lunedì 18 aprile 2011
Inceneritore a Testi: noi ci differenziamo
18 aprile 2011
Il dibattito scaturito in seguito all’annuncio-choc del Sindaco di Greve in Chianti, Alberto Bencistà, di dimissioni in caso di avvio dell’iter per la realizzazione dell’inceneritore nell’area di Testi, ha assunto toni surreali.
Il circolo grevigiano di Sinistra Ecologia e Libertà ha da sempre appoggiato la richiesta di una moratoria di cinque anni sulle previsioni del piano interprovinciale di gestione dei rifiuti, ritenendo quel piano ormai superato e inadeguato rispetto agli obiettivi di raccolta differenziata che la stessa Regione si è data.
Le esperienze europee e nazionali e i documentati pareri di esperti (rimandiamo, per tutti, al prezioso lavoro di Simone Larini – www.inforifiuti.com) dimostrano che la realizzazione di tre impianti di incenerimento nella provincia di Firenze rappresentano una follia dal punto di vista economico, ambientale, gestionale.
Un sistema moderno di gestione dei rifiuti può e deve essere basato su alcuni principi-guida che, laddove messi in atto, hanno portato a grandi risparmi economici, con benefici sulle tasche dei cittadini, sull’ambiente e sull’impatto sanitario:
- gestione separata di flussi di rifiuti urbani e speciali, con l’introduzione capillare della raccolta porta a porta;
- applicazione di un sistema di tariffazione puntuale per le utenze domestiche e produttive;
- eliminazione di cassonetti stradali;
- raccolta differenziata spinta dei rifiuti organici;
- politica di riduzione complessiva della produzione dei rifiuti e degli imballaggi industriali.
Tutta Europa ha ormai capito che gli impianti di incenerimento hanno senso solo se di potenzialità oltre le 600mila tonnellate annue, in una pianificazione almeno di livello regionale.
In Toscana, raggiungendo il 65% di raccolta differenziata previsto dalla legislazione regionale e con una produzione di rifiuti pari alla media nazionale (500 kg/anno), il fabbisogno di smaltimento si ridurrebbe a circa 650mila tonnellate annue. Un solo impianto di incenerimento in tutta la regione sarebbe dunque sufficiente, a condizione di chiudere gli 8 esistenti. E noi siamo convinti che si possa fare a meno anche di quell’unico impianto.
Il circolo di Sinistra Ecologia e Libertà di Greve invita dunque i propri organismi provinciali e regionali ad assumere in tempi rapidissimi una posizione chiara, netta e all’altezza delle aspettative dei cittadini toscani sul tema della gestione dei rifiuti. Non è più sostenibile che l’assessore provinciale all’ambiente Renzo Crescioli, che dovrebbe esprimere posizioni avanzate e degne della forza politica che rappresenta, faccia dichiarazioni come quelle uscite sui giornali in questi ultimi mesi senza ascoltare coloro che vivono il territorio del Chianti ogni giorno, che sanno come un inceneritore oltre a mettere a rischio la salute dei propri concittadini, minerebbe l’economia del territorio, per il quale è conosciuto in tutto il mondo e turberebbe in maniera irreversibile la vocazione turistica che ha. Per questo riteniamo che l’assessore, nel merito e nel metodo, non possa più godere della nostra fiducia.
Per quanto riguarda infine le dichiarazioni dei rappresentanti provinciali e comunali di Rifondazione Comunista sulla presunta strumentalità delle nostre posizioni a fini elettorali, crediamo che non ci sia da spendere neanche un minuto per replicare. Chi conosce i protagonisti e le vicende locali, pre e post elettorali, ha già sufficienti elementi per giudicare chi è mosso dalla ricerca di poltrone e chi agisce con logiche totalmente opposte.
venerdì 4 marzo 2011
La nostra mozione sul testamento biologico
l’articolo 13 afferma che : “La libertà personale è inviolabile.” Rafforzando così il riconoscimento della libertà dell’individuo anche nelle scelte personale che lo riguardano.
l’articolo 3 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea stabilisce che ogni individuo ha diritto alla propria integrità fisica e psichica;
l’articolo 1 della legge n. 180 del 1978 stabilisce che i trattamenti sanitari qualora obbligatori possono essere disposti solo nel rispetto della dignità della persona e dei diritti civili e politici garantiti dalla Costituzione;
la Corte costituzionale, nella sentenza numero 438 del 2008, ha affermato che il diritto del paziente al consenso informato è sintesi di due diritti fondamentali della persona: quello alla salute e quello all’autodeterminazione, al fine di garantire la libera e consapevole scelta da parte del paziente e, contestualmente, la sua stessa libertà personale, conformemente all'art. 32, comma 2, della Costituzione;
la Corte di Cassazione, nella sentenza numero 21748 del 2007, ha stabilito che alimentazione ed idratazione sono senza dubbio trattamenti medici e, quindi, come tali rinunciabili;
i pazienti che non sono in grado di esprimere la propria volontà sulle cure loro praticate o da praticare non devono, in ogni caso, essere discriminati rispetto ai pazienti in grado di esprimere il proprio consenso pertanto, qualora sia possibile ricostruire la loro volontà espressa quando ancora erano in grado di farlo, questa deve essere rispettata al fine di evitare nei loro confronti la pratica di determinate cure mediche che essi rifiutano;
il TAR per il Lazio, nella sentenza numero 8650 del 2009, ha confermato che l’imposizione di un trattamento sanitario sempre e comunque anche nell’ipotesi di accertata volontà contraria del paziente viola la dignità umana che, ai sensi dell’articolo 2 e dell’articolo 13 della Costituzione italiana e dell’articolo 1 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, è inviolabile e deve essere rispettata e tutelata;
il nuovo codice di Deontologia medica, all’articolo 16 recita: “[..]il medico deve astenersi dall’ostinazione in trattamenti diagnostici e terapeutici da cui non si possa ottenere un beneficio per la salute del malato e/o miglioramento della qualità della vita.”;
nell’articolo 35 sancisce che: “Il medico non deve intraprendere attività terapeutica senza l’acquisizione del consenso esplicito ed informato del paziente[……]in ogni caso, in presenza di un documentato rifiuto di persona capace, il medico deve desistere da atti curativi, non essendo consentito nessun trattamento medico contro la volontà della persona.”;
il potere politico e quello legislativo non possono operare in modo tale da sostituire le proprie decisioni alle decisioni libere e consapevoli dell’interessato, mentre devono intervenire al fine di favorire e assicurare il rispetto di tali libere decisioni;
tale funzione può essere svolta anche presso gli uffici comunali;
2) il Consiglio comunale dia mandato alla Giunta comunale e al Sindaco di intervenire presso tutte le sedi istituzionali e politiche per richiedere chiarimenti in merito alla direttiva interministeriale avente per oggetto: Registri per la raccolta delle dichiarazioni anticipate di trattamento, in quanto i registri, come evidenziato dall’ANCI, possono essere legittimamente istituiti e organizzati qualora si limitino a contenere la notizia che tali dichiarazioni sono state rese, potendosi questa attività configurare anche come attività fondata sull'art. 47 del d.p.r. n. 450 del 2000 in materia di atti notori e comunque non essendo in violazione di alcuna specifica legge statale;
3) il Consiglio comunale impegni la Giunta comunale ed il Sindaco a ricercare, avvalendosi delle professionalità dell’Ente, nella legislazione vigente ogni modalità che consenta la legittima creazione di un registro per la comunicazione di avvenuto deposito dei Testamenti Biologici;
4) il Consiglio comunale impegni la Giunta comunale ed il Sindaco a riferire quanto prima a questo Consiglio sull’esito di tale ricerca;
5) il Consiglio comunale, in assenza di significative novità, si impegna a riduscutere, dopo la pausa estiva, una mozione per la creazione di un registro per la comunicazione di avvenuto deposito dei Testamenti Biologici, a disposizione di tutti i cittadini residenti nel Comune di Greve in Chianti;
GIULIO PECORINI Sinistra Ecologia e Libertà
LORENZO LOTTI Partito Democratico
FILIPPO PIERINI Partito Socialista Italiano
MARCELLO FORNI Italia dei Valori
MAURIZIO MARZIALI Rifondazione Comunista
Greve in Chianti 28 febbraio 2011
mercoledì 29 dicembre 2010
A sostegno della Fiom
Abbiamo deciso di costituire un'associazione, «Lavoro e libertà», perché accomunati da una comune civile indignazione. La prima ragione della nostra indignazione nasce dall'assenza, nella lotta politica italiana, di un interesse sui diritti democratici dei lavoratori e delle lavoratrici. Così come nei meccanismi elettorali i cittadini sono stati privati del diritto di scegliere chi eleggere, allo stesso modo ma assai più gravemente ancora un lavoratore e una lavoratrice non hanno il diritto di decidere, con il proprio voto su opzioni diverse, di accordi sindacali che decidono del loro reddito, delle loro condizioni di lavoro e dei loro diritti nel luogo di lavoro. Pensiamo ad accordi che non mettano in discussione diritti indisponibili. Parliamo, nel caso degli accordi sindacali, di un diritto individuale esercitato in forme collettive. Un diritto della persona che lavora che non può essere sostituito dalle dinamiche dentro e tra le organizzazioni sindacali e datoriali, pur necessarie e indispensabili. Di tutto ciò c'è una flebile traccia nella discussione politica; noi riteniamo che questa debba essere una delle discriminanti che strutturano le scelte di campo nell'impegno politico e civile. La crescente importanza nella vita di ogni cittadino delle scelte operate nel campo economico dovrebbe portare a un rafforzamento dei meccanismi di controllo pubblico e di bilanciamento del potere economico; senza tali meccanismi, infatti, è più elevata la probabilità, come stiamo sperimentando, di patire pesanti conseguenze individuali e collettive. La seconda ragione della nostra indignazione, quindi, è lo sforzo continuo di larga parte della politica italiana di ridimensionare la piena libertà di esercizio del conflitto sociale. Le società democratiche considerano il conflitto sociale, sia quello tra capitale e lavoro sia i movimenti della società civile su questioni riguardanti i beni comuni e il pubblico interesse, come l'essenza stessa del loro carattere democratico. Solo attraverso un pieno dispiegarsi, nell'ambito dei diritti costituzionali, di tali conflitti si controbilanciano i potentati economici, si alimenta la discussione pubblica, si controlla l'esercizio del potere politico. Non vi può essere, in una società democratica, un interesse di parte, quello delle imprese, superiore a ogni altro interesse e a ogni altra ragione: i diritti, quindi, sia quelli individuali sia quelli collettivi, non possono essere subordinati all'interesse della singola impresa o del sistema delle imprese o ai superiori interessi dello Stato. La presunta superiore razionalità delle scelte puramente economiche e delle tecniche manageriali è evaporata nella grande crisi.L'idea, cara al governo, assieme a Confindustria e Fiat, di una società basata sulla sostituzione del conflitto sociale con l'attribuzione a un sistema corporativo di bilanciamenti tra le organizzazioni sindacali e imprenditoriali, sotto l'egida governativa, del potere di prendere, solo in forme consensuali, ogni decisione rilevante sui temi del lavoro, comprese le attuali prestazioni dello stato sociale, è di per sé un incubo autoritario.Siamo stupefatti, ancor prima che indignati, dal fatto che su tali scenari, concretizzatisi in decisioni concrete già prese o in corso di realizzazione attraverso leggi e accordi sindacali, non si eserciti, con rilevanti eccezioni quali la manifestazione del 16 ottobre, una assunzione di responsabilità che coinvolga il numero più alto possibile di forze sociali, politiche e culturali per combattere, fermare e rovesciare questa deriva autoritaria. Ci indigna infine la continua riduzione del lavoro, in tutte le sue forme, a una condizione che ne nega la possibilità di espressione e di realizzazione di sé.La precarizzazione, l'individualizzazione del rapporto di lavoro, l'aziendalizzazione della regolazione sociale del lavoro in una nazione in cui la stragrande maggioranza lavora in imprese con meno di dieci dipendenti, lo smantellamento della legislazione di tutela dell'ambiente di lavoro, la crescente difficoltà, a seguito del cosiddetto "collegato lavoro" approvato dalle camere, a potere adire la giustizia ordinaria da parte del lavoratore sono i tasselli materiali di questo processo di spoliazione della dignità di chi lavora. Da ultimo si vuole sostituire allo Statuto dei diritti dei lavoratori uno statuto dei lavori; la trasformazione linguistica è di per sé auto esplicativa e a essa corrisponde il contenuto. Il passaggio dai portatori di diritti, i lavoratori che possono esigerli, ai luoghi, i lavori, delinea un processo di astrazione/alienazione dove viene meno l'affettività dei diritti stessi. Come è possibile che di fronte alla distruzione sistematica di un secolo di conquiste di civiltà sui temi del lavoro non vi sia una risposta all'altezza della sfida?Bisogna ridare centralità politica al lavoro. Riportare il lavoro, il mondo del lavoro, al centro dell'agenda politica: nell'azione di governo, nei programmi dei partiti, nella battaglia delle idee. Questa è oggi la via maestra per la rigenerazione della politica stessa e per un progetto di liberazione della vita pubblica dalle derive, dalla decadenza, dalla volgarizzazione e dall'autoreferenzialità che attualmente gravemente la segnano. La dignità della persona che lavora diventi la stella polare di orientamento per ogni decisione individuale e collettiva.Per queste ragioni abbiamo deciso di costituire un'associazione che si propone di suscitare nella società, nella politica, nella cultura, una riflessione e un'azione adeguata con l'intento di sostenere tutte le forze che sappiano muoversi con coerenza su questo terreno.
sabato 18 dicembre 2010
Fiducia a Silvio, sfiducia nell’Italia!
Con la riconfermata fiducia, ottenuta con 314 voti contro 311, ha certamente vinto Silvio ed ha perso Fini; ma in assoluto si è assistito alla sconfitta della politica per ciò che dovrebbe rappresentare!
La compravendita che ha anticipato il voto e soprattutto il fatto che questa compravendita sia andata a buon fine significa solo che la maggior parte dei politici italiani non sono più politici, ma “IMPRESARI”!
Come impresari devono assicurarsi soldi e “ricompense” (pagate da tutti noi, soprattutto lavoratori dipendenti e pensionati) per le loro imprese e quindi non vogliono sedere in Senato o in Parlamento per dare una direzione politica al popolo, ma vogliono assicurare i propri personali interessi.
Come può ora una persona che già vede con diffidenza questa strana classe detta “politica” credere che ancora qualcuno voglia davvero fare il politico e non “l’impresario”,
come può ora credere qualcuno che ci sia ancora la politica per il bene comune,
chi può credere che fare politica sia un servizio per la comunità,
chi può credere che i politici debbano aiutare le persone con le loro scelte….
come possiamo fidarci di chi ci chiede il voto se poi nel momento della verità, quando anche un singolo voto è fondamentale, si pensa al proprio portafoglio e non agli ideali per i quali siamo stati votati?
La politica significa credere in degli ideali,
significa sacrificarsi per un bene comune,
significa non cedere alle lusinghe del potere,
significa sapere e mantenere la giusta strada per le persone alle quali si chiede il voto!
Significa avere dignità, significa essere persone oneste, significa essere politici e non “impresari”!
Giulio Pecorini
Sinistra Ecologia e Libertà Circolo di Greve in Chianti

